Via Fava, 18
28016 Orta San Giulio (NO)
C'era una volta una villa incantata, dimora di reali e poeti, avvolta dal fascino della disarmante architettura moresca che toglie il fiato agli ospiti appena varcano i cancelli del parco che la circonda.
Storica, eclettica, deliziosa (in tutti i sensi), Villa Crespi è il gioiello del Lago d'Orta, commissionata nel 1879 da Critoforo Benigno Crespi, ricco imprenditore del settore tessile, oggi è di proprietà della famiglia Cannavacciuolo, che ha saputo mantenere il suo splendore impreziosendola con l'ingresso nella famiglia "Relais & Châteaux" nel 2012, di per sé sinonimo di eccellenza e charme.
Fiore all'occhiello della Villa è senz'altro il ristorante: la magia dell'architettura rispecchia e lascia presagire il livello e la cura della cucina.
Due i menù degustazione proposti (le foto sono dell' "Itinerario dal sud al nord Italia") a cui si può scegliere di abbinare una degustazione vini e/o una selezione di formaggi.
Ciò che stupisce è come l'apparente semplicità dei piatti lasci spazio all'esplosione di gusti e sentori che si sprigionano all'assaggio, un'emozione che dalle papille gustative raggiunge dritta il cuore.
Un esempio concreto sul mio piatto preferito del menù, la "Linguina di Gragnano, calamaretti, salsa al pane di segale". "facile!" penserete...e se vi dicessi che per realizzare questo piatto servono 19 ingredienti e quasi altrettante preparazioni? La vera raffinatezza si racchiude proprio in questo: rendere semplice ciò che ha un retroscena complesso, non significa sminuirlo ma arricchirlo con la sorpresa. La laboriosità, la fatica, la ricerca, i tentativi vani per raggiungere il livello del piatto non intaccano in alcun modo il risultato finale, che racconta tutto da sé.
Diretta conseguenza di questa attitudine è che, a mio avviso, non bisogna avere un palato particolarmente allenato per apprezzare l'esperienza in Villa Crespi. I sapori sono quelli della tradizione, gli abbinamenti sempre bilanciati, i gusti pieni e genuini ma mai esagerati. Sarà poi l'appassionato a rendersi conto di tutto ciò che c'è dietro ad ogni singolo piatto, sempre che non si faccia distrarre dalla perfetta mise en place!
Dopo tanta qualità parlare della "quantità" di cibo servito sembra quasi una profanazione, ma vi assicuro che chi dice che dai ristoranti stellati si esce sempre con la fame, non ha mai messo piede qui. Porzioni giuste per il menù da 8 portate, forse la degustazione di formaggi è stata quasi "troppo", ma come rinunciare al Comtè affinato in grotta per 36 mesi?!
Insomma, Antonino non ha sbagliato una virgola: dal restauro del ricciolo intarsiato delle pareti alla preparazione del personale di sala, tutto contribuisce a creare un'atmosfera da fiaba che vorresti rivivere non appena lasci la Villa, sognante e soddisfatta.
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